Chicche sul RATAFIÀ

Ratafià della tradizione

Ho ricevuto in dono una bottiglia di Ratafià. Un liquore a base di amarene, che ho conosciuto in un ristorante molto speciale. Stasera l’ho abbinato a dei cantucci e l’ho utilizzato come bagna per il gelato e vi garantisco a dir poco divino. È un ottimo digestivo e se mantenuto fresco si assaporano le amarene nella sua completezza. Viene fatto con la macerazione delle amarene a temperatura controllata circa due mesi, nel vino rosso, di solito Monte Pulciano D’Abruzzo,poi estratto con una precisa tecnica e lavorato per esaltarne tutte le note olfattive. Il nome nasce dal passato veniva prima veniva consumato molto più frequentemente di oggi, soprattutto nel Settecento e nell’Ottocento; ma ormai la tradizione è caduta un po’ in disuso, tranne che in montagna e nelle zone alpine soprattutto tra il Piemonte e la Valle d’Aosta e sulla dorsale appenninica tra Abruzzo e Molise.

L’etimologia nasce come il liquore dei notai, e deriva dal termine ratafia da un modo di concludere i contratti dell’epoca: “et sic res rata fiat“, ossia “che la cosa sia valida”. Il notaio ratificava così i vari atti e li rendeva validi con la sua firma. La sua gradazione e di circa 14 gradi ma può arrivare anche a 22..

Ingredienti:
1 kg di amarene
1 litro di Montepulciano d’Abruzzo
300 g di zucchero
300 g di alcol
1 stecca di cannella

Lavare le amarene, asciugarle e privarle del nocciolo. Metterle in un boccione di vetro con l’imboccatura larga, aggiungere il vino e la cannella. Fai macerare il composto mettendolo al al sole per 50 giorni. Filtrare il liquido con una garza, aggiungere lo zucchero mescolando bene per un paio di giorni e unire l’alcol. Lasciar riposare per qualche giorno e imbottiglia il liquore.Aspetta 5 mesi prima di berlo.

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