Tiramisù con uova pastorizzate

Oggi riporto la ricetta del classico tiramisù con la base delle crema pastorizzata. Molti per motivi di sicurezza evitano di utilizzare le uova crude e prefiscono pastorizzorarle anche per le basi delle creme di tiramisù, semifreddi e quant’altro. La ricetta che riporto di seguito è quella del grande pasticcere Montersino.

BASE per CREMA PASTORIZZATA:

170 gr di tuorli

100 gr di acqua

340 gr di zucchero

CREMA DI MASCARPONE:

500 gr di mascarpone

500 gr di panna

1 pacco circa savoiardi

400 ml di caffè circa

cacao amaro

marsala

PROCEDIMENTO:

Portare a bollore l’acqua con lo zucchero a 121 gradi, (se non avete il termometro regolatevi vedendo quando fa la schiuma) una volta pronto montate con le fruste tuorli e mantenedo le fruste in movimento aggiungete a filo un po’ alla volta il composto di  acqua e zucchero fino a che il tutto non si fredda. Porre il tutto al fresco in frigo in attesa di essere utilizzato. Nel frattempo montare la panna. Prendere intanto il composto pastorizzato e aggiungervi il mascarpone. In ultimo aggiungere la panna dal basso verso l’alto. Prendere i savoiardi e comporre il dolce, bagnando i biscotti nel caffè e mettendo sopra uno strato del composto, e ancora ripetere l’operazione. Infine nell’ultimo strato spolverare con il cacao.

La crema pastorizzata può essere utilizzata come base per dolci di ogni tipo che richiedono le uova a crudo. 

 

 

 

 

 

 

 

Spaghetti alle vongole a modo mio

INGREDIENTI: (2 Persone)

  • 500 gr vongole pulite
  • prezzemolo
  • sale grosso
  • spaghetti
  • olio
  • pepe o peperoncino
  • aglio
  • vino bianco
  • brandy

 

Iniziamo mettendo a bagno le vongole in un bacile immerse in acqua con sale grosso per almeno venti minuti.

Intanto in una padella capiente preparare olio prezzemolo e aglio e lasciare inaporire senza accendere la fiamma. Una volta passato il tempo indicato scolare le vongole e sciacquarle. Far soffriggere l’olio con il prezzemolo e l’aglio e farlo imbiondire, poi toglierlo, aggiungere le vongole farle soffriggere e aggiungere del vino bianco facendolo sfumare. Solitamente appena il vino ha sfumato un pochino aggiungo il brandy e lo lascio ancora sfumare poi chiudo le vongole le lascio aprire a fuoco non molto alto e aspetto che si insaporiscano aggiungendo pepe o peperoncino a scelta. Intanto portare a bollore l’acqua salata per la cottura degli spaghetti, rigorosamente al dente, una volta pronti, scolarli con il lillo in padella e saltarli con un po’ di acqua di cottura.

UNA CHICCA: l’ultima volta che ho preparato gli spaghetti con le vongole ho sostituito il vino bianco con il prosecco.. OTTIMO RISULTATO!!!!! Le vongole erano speciali anche da mangiare come da sautè. Se il prezzemolo non vi piace potete evitare di tritarlo e metterlo intero di modo da poterlo togliere dopo il soffritto…lasciatelo immerso nell’olio per un ‘oretta si insaporirà un pochino, non tanto come un trito di odori ma abbastanza per accontentarvi e evitare spiacevoli fastidi fra i denti ….

Spezzatino di Cinghiale

La carne di cinghiale è una carne selvatica quindi particolarmente difficile da prepare prima di essere cucinata,ma ottima se marinata nel modo giusto. La ricetta dello spezzatino o del ragù di cinghiale è parte di ogni tradizione familiare delle zone dove si caccia. Quella che vi sto per indicare ha un ottimo risultato. Provare per credere.

PROCEDIMENTO MARINATURA:

Una volta pulita la carne di cinghiale, procedere tagliandola in pezzi grossolani togliendo le però di grasso eccessivo e immergerla completamente nel vino con tutti gli odori: sedano, carota, cipolla, aglio,prezzemolo, rosmarino, salvia, alloro, pepe, bacche di ginepro. Lasciare a marinare almeno un giorno intero. Dopodiché scolare l carne e porla nella pentola dove si preparerà il soffritto con gli odori,di sedano cipolla o scalogno carota e si rosolerà la carne. Appena rosolata si aggiungerà vino e brodo per cuocerla con fuoco molto basso, insieme a tutti gli altri odori ultimizzati per la marinatura e a piacere della pasta di pomodoro e delle olive. La cottura si ultimerà in circa 2/3 ore a seconda della carne.

 

 

Frittelle di riso

Le frittelle di riso sono tipiche della festa del papà. Esistono molte versioni a seconda della zona e della tradizione. La ricetta che ho realizzato è diffusa nella zona della Tuscia. Le frittelle di riso o anche dette di San Giuseppe, riempiono palati e vetrine per il periodo della festa del papà. Mia nonna era solita farle per il 19 marzo di ogni anno riempendo con l’odore di cannella e zucchero tutta la casa ….

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Ingredienti:

  • 600 ml di latte fresco
  • 230 grammi di riso
  • 1 stecca di vaniglia
  • cannella
  • 1 cubetto di lievito di birra (c.a. 30gr)
  • 40 gr di farina
  • 140 gr di uvetta
  • rum
  • 2 uova
  • pinoli
  • 20 gr olio
  • 300 gr di farina
  • 150 gr di zucchero

Cuocere il riso nel latte aromatizzato con la vaniglia, il tutto a fuoco moderato. Se dovesse stringersi troppo aggiungete un bicchiere di acqua. Cercate di mantenere il riso al dente senza farlo cucere molto. Mia nonna faceva questa operazione la sera precedente. Una volta cotto il riso lo aromatizzava con cannella e scorza di arancia e lo lasciava freddare tutta la notte conservandolo nel frigorifero. Intanto attivate il lievito. Sciogliete il cubetto in poco latte tiepido e aggiungete circa 40 gr di farina è un cucchiaio di zucchero. Formate un panetto e incidetelo a croce, ponetelo in un tegamino con sul fondo un filo di latte tiepido. Lasciatelo riposare fino a che lievita in un punto caldo o vicino ai fornelli. Vedrete che passata mezz’ora sarà raddoppiato. Con le fruste montate uova e zucchero aggiungete poi l’uvetta scolata, l’olio, i pinoli, la cannella, ed il lievito. Amalgamate e aggiungete il riso e infine la farina. Ponete il composto in una terrina coperta con pellicola trasparente e fate lievitare. Quando è lievita friggete in olio bollente aiutandovi con due cucchiai, scolate le frittelle su carta assorbente e cospargetele di zucchero semolato. Mangiatele calde … Buon appetito!!!!!

Hummus

Questa salsa ha origini molto antiche nella cucina israeliana. Viene accompagnata con focacce di pane azzimo o nella pita e per farcire. In questi anni si è diffusa enormemente anche nelle nostre cucine. E’ un ottima proposta come salsa per antipasto o addirittura come pinzimonio per le verdure. L’unica difficoltà per realizzarla è reperire la salsa di sesamo “Thaita”. Nella ricetta che segue vi propongo passo dopo passo il modo per realizzarla e per realizzare la salsa thaita. Alla base della ricetta ci sono i ceci. E’ ideale per coloro che amano il sapore di questo legume ….

Salsa thaita:

  • 200 gr di semi di sesamo
  • 100 gr di olio di oliva

Tostate i semi di sesamo in forno a 180° per 10 minuti c.a.. Una volta freddi frullateli aggiungete l’olio e rendete il tutto una crema liquida. Conservate in un barattolo di vetro ermetico in frigorifero.

Hummus:

  • 200 gr di ceci lessati
  • 2 cucchiai c.a. di salsa thaita
  • 6 cucchiai di olio
  • 1 limone spremuto
  • 1 pizzico di cumino
  • 1 pizzico di sale
  • a piacere peperoncino, paprika e prezzemolo

Se utilizzate i ceci secchi iniziate mettendoli a bagno almeno 24 ore. Cambiate l’acqua ogni 3 ore e lasciateli ammollo con un rametto di rosmarino. Dopo questo passaggio lessateli per almeno 40 minuti. Privateli della pellicina, fate questo passaggio con cura perchè ne consegue una buona riuscita della pietanza. Ponete in un mixer o frullatore tutti gli ingredienti con i ceci e frullate. Conservate in frigo.

Frittelle di broccoli

Quando penso al Natale mi ritornano alla mente i ricordi di quando ero bambina. Durante le feste mia nonna paterna preparava tra le pietanze le frittelle di broccoli. Non amo particolarmente il broccolo, ma riporto questa ricetta per affetto e tradizione familiare.

Provatele sono sicuramente poco salutari perchè fritte, ma davvero ottime!!!!!

 

 

FRITTELLE DI BROCCOLI

Ingredienti:

1 broccolo di medie dimensioni
acqua minerale q.b.
1 uovo intero
200 gr di farina 00
abbondante olio di arachidi per la frittura
prezzemolo noce moscata, sale e pepe.

Lavare e mondare il cavolfiore (o i broccoli). Tagliarlo in modo da ottenere singoli “fiori”. Cuocerli al vapore per qualche minuto lasciandoli piuttosto al dente (Volendo si possono fare insaporire in un tegame con un pò di burro). In una terrina sbattere l’uovo con l’acqua freddissima e aggiungere la farina poco per volta senza fare grumi, poi la noce moscata, il pepe e il sale e del prezzemolo tritato (si ottiene così la tempura… che fa rimanere i fritti croccanti e non unti). Immergere i tocchetti di cavolfiore nella pastella ottenuta, che non deve essere troppo liquida, ma della densità di una crema. Friggetele in abbondante olio evo (o di arachide).Asciugare le frittelle su carta da cucina. Passarle nel piatto da portata e servitele subito ben calde.

Maccheroni con le noci

Un piatto davvero antico e di lunga tradizione. I maccheroni con le noci sono una pasta dolce. Nel viterbese la tradizione è davvero molto antica e storico-rituale. Il maccherone nei tempi antichi era la pasta schiacciata o lo gnocco. Oggi vengono fatti con le fettuccine o le reginette. Personalmente non mangio questa pietanza ma per tradizione e affetto nei confronti di mia nonna vi indicherò la sua immancabile ricetta.

Versione “nonna Italia”:

  • Maccheroni (pasta fatta in casa)
  • Cioccolata fondente
  • Cannella
  • Noci
  • Zucchero
  • Scorza limone grattugiato

Grattugiare finemente la cioccolata e le noci,( mia nonna lo fa con un macinino a mano)  aggiungere poi la cannella e lo zucchero. Portare a bollore una pentola d’acqua immergervi i maccheroni e cuocere la  pasta al dente.Una volta scolata la pasta condirla ancora calda con il composto ottenuto. Disporre il tutto su un piatto da portata e pressare bene il composto, lasciate riposare almeno un giorno conservandoli  in frigorifero. Decorare con ciliegie candite.

 

 

Il Pangiallo

Nella tradizione Laziale il Pangiallo è uno di quei dolci che difficilmente può mancare. E’ un dolce antico e ricco di leggende che arricchiva le modeste tavole della popolazione, il così  detto “pane dolce” pasto che si avvicinavano maggiormente al pane quotidiano, arricchito di spezie, uvetta frutta secca e altri ingredienti dolci della cucina “povera”.

Ci sono molte versioni di questo dolce e ogni famiglia  ne conserva la propria, io vi trascrivo la mia.

Ricetta:

  • 1 kg di noci c.a.
  • 500 gr tra mandorle, nocciole, pinoli.
  • 500 gr uva passa
  • Scorze candite di arancio e cedro
  • 1 kg c.a. di cioccolato fondente
  • 500 gr miele c.a.
  • Farina q.b.
  • Caffè (una caffettiera da sei persone c.a.)
  • Liquore (tipo marsala brandy o cognac)
  • 100 gr. di burro
  • 500 gr. zucchero c.a.
  • Cacao amaro a piacere
  • Fogli di ostia

Tostare mandorle, noci e nocciole. Spezzettare la frutta secca tostata, aggiungervi i pinoli, le scorze di arancia e cedro, l’uva passa, lo zucchero, il burro fuso, il cioccolato a pezzetti, i liquori e il caffè (aggiungendolo poco alla volta per rendere morbido l’impasto), e la farina quanta ne prende. Sciogliere il miele in un pentolino, lavorarlo aggiungendolo al composto,  una volta pronto formare delle piccole pagnottelle. Composti i pangialli porli sull’ostia e metterli a cuocere in forno a 180 gradi per trenta minuti circa. A fine cottura attendere che si raffreddino almeno 6/7 ore e ricoprirli di cioccolato fuso a bagnomaria.