La carbonara di Gabriele

Oggi vi invito a provare una carbonara rivisitata … un piatto che di leggero, di dietetico e di salutare ha davvero poco. La ricetta è di mio fratello Gabriele. Sicuramente merita di essere assaporata … e per una volta si può eccedere con gusto!!!!!

Ricetta per 4 persone:

  • 300 gr Pasta corta
  • Olio
  • Salame, guanciale, speck (Tagliato a tocchetti)
  • Peperoncino
  • Pepe
  • 3 Uova
  • Parmigiano
  • Pecorino

Tagliate a dadini il salame, il guanciale e lo speck. In una padella fate soffriggere il  guanciale senza aggiungere l’olio ma facendolo rosolare con il proprio grasso, poi aggiungete lo speck e il salame e il peperoncino.  A parte sbattete le uova con una manciata di parmigiano e pecorino e un pizzico di sale e pepe. Cuocere la pasta rigorosamente al dente. Una volta cotta scolate la pasta e fatela saltare in padella aggiungendo metà dell’uovo sbattuto e fate rosolare pochi istanti, togliete dal fuoco e aggiungete la restante parte dello sbattuto d’uovo. Amalgamate il tutto e servite.

Pizza di pastella ai fiori di zucca

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La pizza di pastella con fiori di zucca è uno dei piatti della mia infanzia … la riconduco alle serate estive, quando tornando a casa trovavo apparecchiato sul balcone e sentivo l’odore inconfondibile provenire dal forno … Non è un piatto in cui si può lesinare con l’olio. E’ l’elemento essenziale per rendere croccante la pizza…

Voglio specificare che mia madre “fà ad occhio” regolando acqua e farina mentre la mescola, ma le dosi di seguito indicate sono quelle giuste per una buona riuscita della pizza …..

Pastella:

150 gr di farina c.a., 200 ml di acqua, Olio, Sale

Mescolare il tutto creando una pastella densa senza grumi aggiungendo l’olio a filo poco alla volta. Ungere la teglia, senza lesinare, versare la pastella e sopra mettere i fiori zucca aperti e tagliati a metà. La pastella non deve essere spessa ma dello spessore giusto per poter  i fiori. Mettere a cuocere in forno a 200 gradi c.a.

Arrosto di tacchino con variante agli agrumi

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Questo secondo di carne ve lo propongo in due varianti.. la prima è la classica ricetta dell’arrosto mentre la seconda ricetta è quella agli agrumi … vi consiglio di provarle entrambe, ma se volete realizzare un piatto diverso dal solito la versione agrumata farà al caso vostro … Nella mia realizzazione ho accompagnato la carne con delle patatine arrosto e del radicchio trevigiano alla piastra .. sono ottime anche delle verdure saltate o degli asparagi .. ma intanto iniziamo dalla carne 

Ingredienti: (Classica)

  • 700 gr di fesa di tacchino intera
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • salvia
  • rosmarino
  • pepe
  • vino bianco
  • brodo vegetale
  • sale
  • olio

 

  • Patate
  • radicchio trevigiano
  • sale, pepe,olio,rosmarino

Legate la carne con dello spago da cucina in modo che non si deformi ed infarinatela leggermente. Prendete una pentola capiente aggiungete l’olio e rosolate la carne a fiamma alta  profumandola con un poco di pepe e sale. Aggiungete carota, sedano, cipolla, e in ultimo i restanti odori, poi ancora  un bicchiere di vino bianco e due di brodo fate evaporare almeno 20 minuti. Continuate ad aggiungere il brodo e un altro mezzo bicchiere di vino fino a che non ultimi la cottura avendo premura che la carne non si asciughi. Cercate di cuocere la carne ad una fiamma bassa e con una cottura lenta. Una volta pronta fate asciugare la fesa di tacchino togliendola dal fondo e facendola freddare. Tagliate la fesa solo quando si è freddata per evitare si rompa. Intanto preparate il fondo filtrandolo e passando le verdure con cui andrete ad irrorare la carne.

 

Ingredienti versione agli agrumi:

  • 700 gr fesa di tacchino
  • 1 arancia
  • 1 limone
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • salvia
  • rosmarino
  • pepe
  • brodo vegetale
  • sale
  • olio

Il procedimento iniziale è medesimo alla versione sopra descritta. Una volta rosolata la carne ed aggiunti gli odori irrorate con il succo di arancia e limone, avendo cura di eliminare i semi. Fate cuocere almeno una ventina di minuti con l’accortezza che non si asciughi, nel caso il fondo si infittisse aggiungete il brodo. Proseguite la cottura per almeno altri 50 minuti aggiungendo il brodo e irrorando la carne di tanto in tanto con il fondo stesso. Nell’ultima fase aggiungete la scorza di un arancio e di un limone tagliata sottile di modo che non resti il bianco del frutto. Lasciate cuocere e procedete come sopra.

 Contorno:

Intanto sbiancate le patate tagliate a cubetti. Conditele con sale, pepe, olio, rosmarino e un goccio di succo di limone e cuocete in forno a 180°. Mondate il radicchio e cuocetelo sulla piastra.

 

Filetti di spigola con nuvola di patate

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Cucinare il pesce è una delle cose per la quale ho avuto maggiore difficoltà. Richiede senza dubbio conoscenza e capacità, ma riesce a dare grandi soddisfazioni. La spigola con nuvola di patate è una delle ricette che ho appreso ad un recente corso di cucina. L’ho riproposta durante una cenetta tra amici e la riuscita è stata degna di lode. L’unica difficoltà che presenta questo piatto è solo nello spinare la spigola e preparare i filetti. La soluzione potrebbe essere comperare i filetti e non un spigola intera. Iniziamo ….

Ingredienti per 4 persone:

 

  • 4 filetti di spigola
  • 6 patate
  • pane grattugiato
  • sale, olio, timo, rosmarino
  • 1 sac a pochè

 

Pelate le patate e fatele lessare in acqua. Una volta cotte passatele e conditele con olio, sale, rosmarino e timo tritati finemente. Stendete su una placca da forno rivestita di carta apposita i filetti di pesce e salateli leggermente. Spolverateli di pane grattugiato, appena un velo, vi consentirà di dare maggiore aderenza alle patate. Ponete la purea di patate ottenuta nella sac a pochè con beccuccio liscio. Coprite i filetti con delle nuvolette del composto. Cuocete in forno a 200° per 7/8 minuti c.a.

 

Semplice …  veloce … ma buono!!!!!

 

 

 

 

 

Quiche allo speck e patate

Oggi ci dedichiamo alla Quiche ovvero torta salata. L’idea è quella di realizzarla con le patate e lo speck.  Oltre ad essere un piatto semplice da preparare è anche un ottima soluzione temporale, in quanto, potete preparare la torta prima e cuocerla all’ultimo minuto.

INGREDIENTI:

Pasta brisè:

– 200 g di farina
– 100 g di burro
– sale
– 60 g di acqua fredda

Prendete la farina, un pizzico di sale,  il burro morbido a pezzetti  e l’acqua e impastate il tutto. Formate una palla di pasta e mettete a riposare in frigo almeno un quarto d’ora avvolta il un canovaccio. Questa base è ideale per le torte salate ma anche per rustici o come base per dolci.

Ripieno:

  • 4 patate
  • 1 etto di speck a cubetti
  • 1 uovo e 1 tuorlo
  • parmigiano grattugiato
  • sale, olio, pepe

Tagliate le patate a cubetti e mettetele in una padella con un filo d’olio sale e pepe. Quando sono quasi cotte aggiungete lo speck a cubetti e finite la cottura. Fate in modo che non si rosolino troppo ma mantengano una certa morbidezza. Una volta pronte mettetele da parte e fatele freddare. Una volta fredde aggiungete l’uovo precedentemente sbattuto con il parmigiano. Stendete sulla teglia rotolo di pasta brisè bucherellando il fondo con una forchetta e adagiatevi il composto,  chiudete i bordi della torta a forma di cartoccio. Spennellate la pasta  con un tuorlo sbattuto  e cuocete in forno 20 minuti circa a 175°. 

Provare per credere!!!!

Pastiera

La Pastiera è uno dei dolci che non può mancare sulle tavole pasquali .. si trovano molte versioni di questo dolce, la ricetta che sto per indicare non è una mia creazione. La conservo gelosamente in quanto l’ho ricevuta da uno “Chef partenopeo”, ed è risaputo che Napoli è la culla di questo dolce. La versione che mi è stata “donata”, ha come particolarità l’aggiunta della crema. Ho voluto questa ricetta e la trascrivo con affetto nel blog, dopo che ho avuto il piacere di assaggiarla e consapevole della cura con cui viene preparata.  Tenterò di riproporla, anche se sono certa che non avrà la medesima riuscita di quella “divorata”….

 

Ingredienti:

Pasta frolla:

  • 1 kg farina
  • 500 gr burro
  • 500 gr zucchero
  • 4 uova intere
  • 1 pizzico di sale
  • 1 bustina pane degli angeli
  • 1 bustina di vanillina

Impasto:

  • 600 gr grano saraceno
  • 600 gr di zucchero
  • 600 gr di ricotta fresca
  • 1 bustina vanillina
  • 6 uova intere
  • 1 tuorlo
  • 1 fiala di acqua millefiori
  • 300 gr di crema

 

Procedimento:

Fare la pasta frolla e lasciarla riposare in frigorifero.

Cuocere il grano con circa 150 gr di latte e 100 gr di burro rendendolo una crema e farlo freddare. Lavorare zucchero e ricotta, una volta che il grano è freddo aggiungerlo al composto e amalgamare insieme agli altri ingredienti. Se piacciono aggiungere i canditi. Stendere la pasta frolla nella teglia foderata, aggiungere il composto a trequarti di altezza e fare delle strisce come per la crostata. Cuocere in forno a 160° per 30 minuti circa. Una volta fredda cospargere di zucchero a velo.

 

Coniglio alla cacciatora “alla Viterbese”

Questa ricetta è una richiesta di Serena. Non sono brava a cucinare la cacciagione motivo per cui ho chiesto la ricetta a mia nonna che al contrario di me è una cuoca abilissima.

La ricetta che indicherò di seguito non ha dosi e caratteristiche dettagliate come quelle dei libri di cucina in quanto mia nonna ha l’abitudine di regolarsi ad occhio e di insaporire e preparare ogni pietanza con un pizzico di personalità. Nonostante ciò sfogliando in un giornale culinario ho rintracciato un articolo di maggio 2012, dove si parlava del Salone del gusto di Torino e veniva decantato lo stand del “Consorzio Coniglio Verde Leprino di Viterbo”., come eccellenza della “Tuscia Viterbese”. La ricetta riportata sull’articolo menzionato veniva denominata “coniglio alla Viterbese”, e per coincidenza è quasi  identica a quella che mia nonna cucina abitualmente. Vi consiglio vivamente di provarla perchè ne rimarrete piacevolmente soddisfatti!!!!!!

Ingredienti:

  • 800 gr/1kg c.a. coniglio
  • aceto di vino bianco (1 bicchiere c.a.)
  • salvia
  • rosmarino
  • aglio
  • olio
  • vino bianco
  • sale
  • pepe
  • olive nere a pezzetti

Mettete a marinare il coniglio con un bicchiere di aceto bianco e uno di acqua insieme agli odori, rosmarino, salvia e aglio, lasciatelo una notte intera.

La mattina seguente asciugatelo. In una padella capiente aggiungete dell’olio evo e una volta tagliato il coniglio a pezzi fatelo rosolare pochi minuti infarinandolo leggermente. Quando è dorato aggiungete il vino bianco, il  sale, il pepe e in ultimo abbondante rosmarino, salvia, aglio e olive.  Una volta evaporato potete aggiungere mezzo bicchiere di aceto di vino bianco ed acqua e farlo  cuocere a fuoco basso 30 minuti circa.

 

 

 

 

Zuppa con le Rape

La zuppa con le rape è una ricetta che mi ha indicato Maria. La trascrivo con affetto consigliandovi di provarla in quanto è davvero ottima!!!!!!

  • 3 patate
  • 3 etti di fagioli
  • 1 kg di rape bianche
  • cipolla, sedano,carote
  • passata di pomodoro
  • brodo

Far soffriggere la carota il sedano e la cipolla, con un pezzetto di peperoncino. Aggiungere le patate tagliate a pezzetti e salare. Intanto far bollire per circa 15 minuti i fagioli aggiungerli alle patate insieme alla passata di pomodoro. Una volta mantecato aggiungere di volta in volta del brodo vegetale e far cuocere avendo cura non si rapprenda troppo.  Raggiunto il bollore dopo circa 10 minuti aggiungere le rape già lessate comprese di foglie e far bollire per circa un ora.  Servire calda su pane bruscato e un filo di olio evo.

Tempura

Aggiungo la ricetta della Tempura per Augusta .. specifico che  non essendo molto amante del cibo Giapponese mi sono affidata ad un esperto culinario della materia!!!!

La tempura di cui la pronuncia è (il) ténpura, è un tipo di pastella molto leggera caratterizzata dall’utilizzo di acqua molto fredda. Una preparazione che nasconde inside e difficoltà multiple, tanto da essere considerata una delle abilita’ piu’ difficili da apprendere in cucina. La difficoltà maggiore di questa preparazione è il raggiungimento della temperatura ideale.

La ricetta originale prevede acqua e farina, ma sul web e nei ricettari si trovano molte varianti. Vi indico di seguito la ricetta originale:

  • 100 g di Farina (indicata anche quella di riso)
  • 100 ml d’ Acqua gasata (anche birra)
  • Cubetti di ghiaccio 
  • pizzico di sale

Un piccolo appunto, molte versioni consigliano di utilizzare acqua e farina in rapporto 2×1, ossia per ogni 100 gr di farina circa 200 gr di acqua frizzante. Prima di tutto uno dei segreti per una buona riuscita sono i grumi, versate la farina tutta in una volta. Le bolle inesplose renderanno ancora più croccante la frittura. Utilizzate acqua ghiacciata e frizzante aggiungendo dei cubetti di ghiaccio alla pastella, aumenterà la leggerezza della stessa. Infine utilizzate olio bollente ad una temperatura di circa 180°. Se non avete un termometro potete capire se l’olio ha raggiunto la temperatura buttando un goccio di pastella nell’olio. Se la pastella resta sul fondo senza risalire l’olio non è caldo, se resta a galla è troppo caldo, mentre se la pastella scende sul fondo e risale friggendo avete raggiunto la temperatura ideale.

Cuocete pochi alimenti alla volta e toglieteli dall’olio appena sono dorati. L’ideale è mangiare le verdure o il pesce ancora calde. Un piccolo consiglio, per una buona riuscita tagliate le verdure a fette sottili cuoceranno prima e si doreranno meglio.

Una chicca: La tempura ha origine con i cristiani. I giorni di mercoledì, venerdi e sabato erano per cristiani giorni in cui ci si asteneva dal mangiare la carne, e ci si cibava di solo pesce e verdure dedicandosi alla preghiera. In latino questi periodi erano chiamati Tempora. Da quà il termine tempura, che però realmente è stato trapiantato in Giappone dai portoghesi durante le quattro tempora ( i giorni di penitenza che ricorrevano 4 volte all’anno).


 

Patè di fegato

Oggi ho accontentato Giorgio, che giorni fa mi ha chiesto la ricetta del patè di fegato. Ho cercato tra le ricette della mamma e la propongo di seguito. Ci sono diversi modi di fare il patè, alcune ricette prevedono il burro o la cipolla. Altre addirittura i sottaceti. La ricetta che leggerete di seguito non li comprende. Garantisco la sua bontà. Provatela e saprete dirmi.

Ingredienti:

  • fegatini di pollo;
  • milza  (se piace);
  • odori: salvia, rosmarino, alloro;
  • una mela;
  • capperi;
  • aglio;
  • olio;
  • aceto; 
  • sale; 
  • pepe;
  • pasta di olive o olive nere.

Tagliate i fegatini di pollo e sciacquateli. Grattugiate la milza dopo averla pulita. In un tegamino ampio disponete tutti gli odori: salvia, alloro, rosmarino, l’aglio e se piacciono i capperi, il tutto con dell’olio, sale e pepe. Spezzettate metà mela e aggiungetela al resto degli ingredienti. Fate cuocere il tutto a fuoco medio, circa una mezz’ora. Una volta cotto il composto, frullate il tutto, aggiungete una punta di pasta di olive e due cucchiai di aceto, dell’olio e rimettete tutto quanto sul fuoco e fate sfumare l’aceto. Fate cuocere una ventina di minuti. Il patè è pronto.

Una chicca: in una ricetta indicata da una mia amica, i fegatini venivano cotti con del burro, degli gli aromi e della cipolla. Poi fatti sfumare o con del vino bianco o con del brandy. Una volta cotti, frullati e passati al setaccio. Venivano montati poi con del burro chiarificato, sale e pepe. Il preparato veniva fatto riposare per almeno 3 ore in una pellicola trasparente e poi servito su fette di pane bruscato.

Gnocchi di patate

Ci sono piatti che si cucinano con un affetto particolare. Personalmente se preparo gli gnocchi lo faccio solo per persone speciali e per coincidenza le persone a cui li ho preparati ritenevano questo piatto, uno, tra i loro preferiti.  Senza aggiungere altro, procedo invece con la preparazione di questo piatto di tipica tradizione italiana.  Apparentemente può sembrare facile preparare un piatto di gnocchi al ragù, ma questa pietanza nasconde invece molte insidie.

Ingredienti per 4-5 persone:

  • 1 Kg di patate (preferibilmente farinose)
  • 300 gr di farina
  • 1 uovo
  • sale q.b.

Per prima cosa bisogna lessare le patate con tutta la buccia , in acqua salata e a fuoco moderato per evitare che le patate assorbano acqua. Una volta pronte, passatele nello schiacciapatate ancora calde e fatele adagiare su una tavola di marmo infarinata. Aggiungete la farina, l’uovo e un pizzico di sale e formate una palla. L’impasto degli gnocchi non ama essere lavorato lungamente e se lo sentite molliccio aggiungete un poco di farina, ma senza esagerare o risulterebbero duri. Formata la palla di pasta, preparate delle striscette o filoncini dello spessore di un mignolo e tagliate gli gnocchi. Una volta tagliati potete passarli sulla forchetta aiutandovi con il pollice per dargli la forma tipica. Lasciateli riposare almeno una ventina di minuti per raffermarli, distesi su una spianatoia infarinata  e distanziandoli per evitare che si attacchino. Cuoceteli in una pentola capiente con acqua salata portata a bollore. Si può capire quando sono pronti perchè galleggiano. Per  scolarli utilizzate un mestolo largo e  forato. Mia nonna preparava un grande recipiente in coccio, dove sul fondo  metteva uno strato di sugo, sopra vi adagiava gli gnocchi e sopra ancora del sugo il parmigiano e il pecorino.

Una chicca:  Non utilizzate troppa farina e soprattutto quando mettete a cuocere gli gnocchi nell’acqua bollente abbiate l’accortezza di non far cadere la farina o si il risultato sarebbe che gli gnocchi si appiccicherebbero l’uno all’atro.

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Benedizione Celtica

Possa la strada venirti incontro

possa il vento sospingerti dolcemente,

possa il mare lambire la tua terra,

e il cielo coprirti di benedizioni.

Possa il sole illuminare il tuo volto

e la pioggia scendere lieve sul tuo tempo,

possa Iddio tenerti sul palmo della sua mano,

fino al nostro prossimo incontro!!!! 

Inizio la settimana con questa BENEDIZIONE CELTICA per me molto cara. Poesia dedicata ai viaggiatori.Le tradizioni celtiche sono molto antiche con miti e leggende affascinanti e particolari. Il 17 marzo in Irlanda si festeggia San Patrizio che è il Santo del Cristianesimo celtico. Durante i festeggiamenti, passeggiando per le strade di Dublino ogni negozio abitazione e persino pasticceria è decorata di verde. Si assaporano dolci e pietanze a base di birra o biscottini a forma di trifoglio ricoperti di glassa verde, la forma del Trifoglio nasce dall’antica leggenda secondo cui San Patrizio avrebbe spiegato agli irlandesi il concetto di Trinità, prendendo come esempio le tre foglie sorrette da un unico stelo. Poichè il viaggio più bello, ma non sempre facile, è quello che si percorre con la vita, dedico a tutto voi questa Benedizione e vi propongo un piatto tipico delle magiche terre celtiche.

Zuppa di orzo e cicerchie

  • 40 gr di burro;
  • cipolla;
  • 1 spicchio di aglio;
  • 200 gr di funghi secchi fatti rinvenire in acqua;
  • 300 gr orzo;
  • 250 gr di cicerchie;
  • brodo di verdure o carne
  • sale
  • pepe
  • olio

Mettete a bagno almeno 12 ore l’orzo e la cicerchia.Fate soffriggere con l’olio il burro, la cipolla e l’aglio. Aggiungete i funghi e ultimate il soffritto. Ora mettete anche l’orzo e la cicerchia.  Infine aggiungete il brodo poco alla volta e fate cuocere 60 minuti c.a.. Se utilizzate la pentola a pressione aggiunto il brodo chiudetela e mettetela a cuocere una mezz’ora. Una chicca: potete servire la zuppa con qualche fetta di pane bruscato, un filo d’olio a crudo e un rametto di salvia e rosmarino!

Pasta fatta in casa

La pasta fatta in casa è una tradizione. Mia nonna preparava la lasagna la domenica mattina e lasciava i lenzuoli di pasta a riposare poggiati su di una tovaglia nei braccioli delle sedie. Mi piaceva molto guardarla e sentire l’odore delle uova e la farina che si mescolavano. Mentre lei preparava la sua lasagna io creavo la mia con dei residui di pasta con cui mi faceva giocare. Sinceramente più che indicare delle dosi precise, per fare la lasagna mi sono sempre regolata ad occhio a seconda della quantità delle uova.

La ricetta della pasta fatta in casa varia da regione a regione ma nasce in Emilia Romagna. La classica prevede che per ogni uovo servano 100 gr di farina un filo di olio per elasticizzare l’impasto e un pizzico di sale.

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Fate una fontana di farina con al centro uova, sale  e olio. I impastate per una decina di minuti e create  una palla morbida, lasciatela riposare una  mezz’ora. Stendete la sfoglia con il mattarello e  ricavatene la pasta che desiderate, fettuccine,  quadrucci, ravioli e quant’altro.

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Profumo di pizza

IMG_2325    La pizza è una delle tentazioni a cui non so resistere, in particolare quella fatta in casa. Nella mia famiglia la nonna Venturina  (per me nonna di adozione, poiché nonna dei miei cugini) cuoce  pane e pizza nel forno a legna,  proprio come si faceva una volta. La ricetta del pane della nonna Venturina  è fatta con lievito madre e farina macinata a pietra e vi garantisco che è inimitabile.

Vi propongo sia la ricetta del lievito madre che quella dell’impasto della pizza con la ricetta testata da mia madre.

 Lievito madre:

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Per realizzare il lievito madre bisogna tenere conto della temperatura dell’ambiente in cui si lascia fermentare la pasta, della farina che si utilizza nonchè dei tempi in cui il lievito si deve rinfrescare.

1° passaggio –

Ingredienti:

  • 200 gr di farina
  • 100 gr di acqua

Impastate la farina e l’acqua formando una palla di pasta dalla consistenza morbida. Incidete la palla a forma di croce. Ponete l’impasto ottenuto in una terrina o contenitore coperto con della pellicola trasparente . Lasciate riposare il lievito per 3 giorni, ossia per 72 ore.

E’ fondamentale che la temperatura dell’ambiente sia tra i 22° – 25°C. In molte ricette è indicata la farina Manitoba, o in alternativa in commercio vendono miscele di farine già pronte ed ideali per la panificazione. Se invece preferite molti esperti consigliano di utilizzare una farina macinata a pietra.

2° Passaggio:

Trascorse 72 ore dovete rinfrescare il lievito. Fatelo la sera. Impastate  100 gr dell’impasto ottenuto  con 200 gr di farina e 100 gr di acqua . Lasciate riposare per altre 24 ore.

3° Passaggio:

Ripetete l’operazione sopra indicata per altre 4 volte ogni 24 ore con le medesime dosi e modalità.

4° Passaggio:

Dal sesto giorno rinfrescate il lievito ogni 12 ore, fino a che non sarà pronto. Il lievito è pronto quando è triplicato e ha un odore acido ma dolce, non è appiccicoso e gli alveoli di fermentazione sono allungati.

Il lievito madre si conserva per anni. Una volta che avete utilizzato il quantitativo necessario per fare l’impasto della pizza o del pane, basta rinfrescare il lievito rimasto e conservarlo in frigorifero.

Rinfrescate l’impasto con una quantità di farina pari alla grammatura del lievito rimasto e l’aggiunta del 50% di acqua. Riponetelo in frigorifero in un barattolo di vetro ermetico e  rinfrescatelo circa ogni 5 /6 giorni  con la metodologia sopra indicata (tanti grammi di farina quanto è il peso del lievito con l’aggiunta del  50% di acqua).

Pasta per la pizza:

La ricetta che leggerete di seguito è una di quelle che ho imparato da mia madre. Potete modificare dosi e metodologia secondo le vostre abitudini e conoscenze. Considerate inoltre, che più che alle grammature indicate mia madre utilizza moltissimo “l’occhio e l’esperienza” di anni di cene a base di pizza.

  • 200 gr di lievito madre (rinfrescato il giorno precedente)
  • 1 kg  di farina c.a.
  • 250 gr di acqua c.a (quanta ne prende)
  • 20 gr olio c.a
  • 1 cucchiaino di zucchero
  •  10 gr di sale

Mia madre scioglie il lievito nell’acqua (quanta ne prende), impasta il lievito, la farina, l’olio e lo zucchero aggiungendo per ultimo il sale (per non inibire la lievitazione). Formata la palla di pasta la incide a croce e la lascia riposare almeno 4 ore. Passato il tempo necessario stende la pasta sulle teglie, con la farcitura desiderata e le lascia riposare per poi infornarle.

Guardate voi stessi il risultato!!!!

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L’acqua cotta

Questa ricetta è una richiesta di Cristina. La versione che di seguito vi propongo l’ho vista cucinare dalle mie nonne, senza dosi precise ma “ad occhio” proprio come si faceva una volta.

Ingredienti:

  • Cicoria selvatica (a piacere aggiungete delle verdure di campagna).
  • Pomodori maturi 4/5 (tipo san marzano)
  • 2 cipolle c.a.
  • 2/3  spicchi di aglio
  • 4/5 patate grandi
  • Rametti Mentuccia fresca selvatica (nepitella)
  • Uova
  • Baccalà (almeno 400 gr.)
  • Pane casareccio raffermo
  • Sale, peperoncino, olio evo
  • Brodo

Innanzitutto per questo piatto bisognerebbe utilizzare la cicoria selvatica sbollentata a parte per togliervi il sapore amaro. Se si utilizza la cicoria coltivata non c’è necessità di bollirla prima.

Prendere le patate e tagliatele a metà,  mettetele a bollire in una pentola di acqua salata. Aggiungete la mentuccia, gli spicchi d’ aglio, il peperoncino, un filo di olio, i pomodori, le cipolle, e la cicoria (come detto sopra se selvatica già bollita se coltivata a crudo). Lasciate cuocere a fuoco basso “amore amore” (come dicono le nonne), con l’accortezza di non far asciugare troppo il composto, qualora la zuppa si restringa aggiungete di volta in volta del brodo vegetale o del brodo di dado.

Quando la zuppa è a circa metà cottura, aggiungete il baccalà, tenuto a mollo dalla sera precedente per tutta la notte e tagliato a pezzi. A fine cottura, con la zuppa ancora sul fuco prendete tante uova quante saranno le persone che mangeranno la pietanza e rompetele intere nella minestra, nello stesso modo in cui si fà l’uovo in camicia. Prendete del pane raffermo, possibilmente casareccio, bruscatelo, e mettetelo su di un piatto, sopra di esso adagiatevi la zuppa con le patate la cicoria, l’uovo e il baccalà. Ricordo che mia nonna a fine cottura preparati i piatti per ogni commensale li ricopriva con un altro piatto per qualche minuto per far insaporire la zuppa e per far ammorbidire il pane.